Chiarill il macellaio…e altre brevi storie

Benessere o no che impongono le leggi, qui la FINE è sempre la stessa, il MATTATOIO!
Sangue. strilli, morte e sofferenza…

piccole storie ignobili…che vi voglio raccontare.

a 10 anni ho conosciuto Chiarill
Quasi Natale. Vado a trovare i miei parenti in Abruzzo, in campagna. Hanno vari animali, conigli, galline, e un maiale…non penso abbiano un nome, come siamo abituati a dare ai nostri “animali da compagnia”.
Spesso entro nei recinti per giocarci (non per spaventarli), mi fanno tenerezza. Il maiale lo vorrei accarezzare, ma mi dicono che è “pericoloso”, potrebbe mozzicare! lo guardo è non capisco perchè dovrebbe mozzicare, è così tranquillo.
Mattina del giorno X, durante quei giorni di festa (per noi) arriva un signore, che a vederlo in faccia sembra Primo Carnera, nel senso che gli somiglia proprio, la faccia vissuta, rugosa, lo chiamano Chiarill. E’ arrivato il macellaio…


Si prepara, tra bicchierini di vino e battute con i miei parenti.
Nella mano destra porta un grosso uncino di ferro, lungo circa 50 cm e nella sinistra un coltello a punta, tipico da macellaio, sarà stato lungo almeno 30cm.
Noi, ragazzini e adulti siamo tutti a distanza per il rischio di essere aggrediti, dal maiale, forse.
Chiarill attraversa il piazzale di brecciolino e rena, chiaro quasi bianco, si dirige verso la porta della casetta dove il maiale ha vissuto per circa un anno, apre la porta ed entra…

Sento uno strillo. Dopo circa 10 secondi lo vedo uscire a fatica tirando l’uncino a forza e tirandosi dietro anche il maiale. L’uncino glie lo ha infilato nel collo! Il maiale strilla, per la paura, per il dolore, non vuole uscire dalla sua casa, che per un anno lo ha fatto sentire al sicuro, forse.
Comincia a perdere sangue. E tanto. Ma Chiarill è forte, come Primo Carnera, e il maiale sempre più debole. Ad un certo punto, portato il maiale quasi al centro del piazzale, estrae il coltello e inizia a infilarlo a forza nella parte bassa della gola. Almeno 10, 15 coltellate. Sembra impazzito Chiarill. Nella sua testa un solo pensiero, “oggi è il suo giorno”. Questo è il mio lavoro. Chiarill il macellaio…

Il maiale strilla fino al suo ultimo respiro. Si accascia a terra. Un brecciolino e rena ormai tutta colorata di rosso. Tutto intorno la platea, cioè noi, grandi e piccoli. Increduli, allucinati. Uno spettacolo da Profondo Rosso!
Chiarill si asciuga il sudore, dovuto alla fatica e alla tensione. Il “pericoloso” maiale è morto.
Viene trascinato verso la stalla. Steso su un tavolo, le brocche con l’acqua bollente pronte, viene cosparso per ammorbidirne il pelo duro, e con dei coltelli affilati viene spelato. Appeso a dei ganci per i nervi dei talloni, a faccia in giu aspetta la notte che tutto il sangue scivoli via in una bacinella di plastica, come non gli appartenesse.
La mattina dopo pochi presenti, tra cui io. Il COLTELLO affilato parte dall’alto, dal centro della pancia liscia. 
Per aprirlo fino alla gola squarciata il giorno prima. Un rumore leggermente gracchiante, come fosse una chiusura lampo che si apre. E’ la pelle che si spacca.  Le interiora cadono giù nella bagnarola, ormai inutili anche quelle, ormai non più sue.
Ogni anno si ripete.
5 anni dopo.
Ci ho vissuto per più di 20 anni vicino al MATTATOIO, qui a Roma e per più di 20 anni non mi sono mai reso conto di quello che poteva succedere la dentro. Raramente ci veniva 
raccontato, da qualche amico di mio padre che c’era stato, che la dentro era un’INFERNO! fiumi di sangue, operatori che facevano il loro lavoro come nulla fosse, fumando sigarette e sparando CHIODI secondo lo schema della catena di montaggio, spesso ridendo e scherzando.
Solo un giorno, avrò avuto 14 o 15 anni, passavo con degli amici  la intorno e ad un certo punto sentimmo una puzza nauseabonda, decidemmo di avvicinarci, per curiosità. 
Ovviamente era tutto recintato e da fuori non si vedeva nulla all’interno degli stabilimenti, però quella puzza bastava a far capire.
Veniva infatti dai “depuratori”, che si vedevano, cioè enormi cilindri di cemento con delle pale che giravano e dentro i liquami rossi, cioè i resti delle VITTIME che non vedevamo, chiuse negli stabilimenti insonorizzati!
10 anni dopo…
Una sera tornavo da l’Aquila (in Abbruzzo) e sull’autostrada, in prossimità dell’appennino, sotto le gallerie una puzza mai sentita in vita mia, peggio del marcio e del mattatoio che ho descritto sopra.
Passavo sotto la galleria e si sentiva, uscivo e non si sentiva più, quella dopo e si risentiva, uscivo e non si sentiva più…non riuscivo a capire cosa fosse…ma, nonostante avessi tutti i vetri chiusi mi stava venendo da vomitare.
Era una puzza marcio cadaverico ma dolciastro, ancora la sento.
Dopo diversi chilometri esco dall’ultima galleria e mi ritrovo davanti un TIR enorme, con il rimorchio scoperto.
I fari della macchina illuminavano il TIR, sopra si scorgeva, a mò di collina, un’ammasso di qualcosa non ben definito. Guardo bene, erano OSSA! ossa di animali.
15 anni dopo…
Sangue.Strilli. Morte. Sofferenza.  
BASTA!  Non più per colpa mia.


Il maiale strilla fino al suo ultimo respiro. Si accascia a terra. Una terra ormai tutta colorata di rosso. Tutto intorno la platea, cioè noi, grandi e piccoli. Increduli, allucinati.
Chiarill si asciuga il sudore, dovuto alla fatica e alla tensione. Il “pericoloso” maiale è morto.
Viene trascinato verso la stalla. Steso su un tavolo, le brocche con l’acqua bollente pronte, viene cosparso per ammorbidirne il pelo duro, e con dei coltelli affilati viene spelato. Appeso a dei ganci per i nervi dei talloni, a faccia in giu aspetta la notte che tutto il sangue scivoli via in una bacinella di plastica, come non gli appartenesse.
La mattina dopo pochi presenti, tra cui io. Il COLTELLO affilato parte dall’alto, dal centro della pancia liscia. 
Per aprirlo fino alla gola squarciata il giorno prima. Un rumore leggermente gracchiante, come fosse una chiusura lampo che si apre. E’ la pelle che si spacca.  Le interiora cadono giù nella bagnarola, ormai inutili anche quelle, ormai non più sue.
Ogni anno si ripete.
5 anni dopo.
Ci ho vissuto per più di 20 anni vicino al MATTATOIO, qui a Roma e per più di 20 anni non mi sono mai reso conto di quello che poteva succedere la dentro. Raramente ci veniva 
raccontato, da qualche amico di mio padre che c’era stato, che la dentro era un’INFERNO! fiumi di sangue, operatori che facevano il loro lavoro come nulla fosse, fumando sigarette e sparando CHIODI secondo lo schema della catena di montaggio, spesso ridendo e scherzando.
Solo un giorno, avrò avuto 14 o 15 anni, passavo con degli amici  la intorno e ad un certo punto sentimmo una puzza nauseabonda, decidemmo di avvicinarci, per curiosità. 
Ovviamente era tutto recintato e da fuori non si vedeva nulla all’interno degli stabilimenti, però quella puzza bastava a far capire.
Veniva infatti dai “depuratori”, che si vedevano, cioè enormi cilindri di cemento con delle pale che giravano e dentro i liquami rossi, cioè i resti delle VITTIME che non vedevamo, chiuse negli stabilimenti insonorizzati!
10 anni dopo…
Una sera tornavo da l’Aquila (in Abbruzzo) e sull’autostrada, in prossimità dell’appennino, sotto le gallerie una puzza mai sentita in vita mia, peggio del marcio e del mattatoio che ho descritto sopra.
Passavo sotto la galleria e si sentiva, uscivo e non si sentiva più, quella dopo e si risentiva, uscivo e non si sentiva più…non riuscivo a capire cosa fosse…ma, nonostante avessi tutti i vetri chiusi mi stava venendo da vomitare.
Era una puzza marcio cadaverico ma dolciastro, ancora la sento.
Dopo diversi chilometri esco dall’ultima galleria e mi ritrovo davanti un TIR enorme, con il rimorchio scoperto.
I fari della macchina illuminavano il TIR, sopra si scorgeva, a mò di collina, un’ammasso di qualcosa non ben definito. Guardo bene, erano OSSA! ossa di animali.
15 anni dopo…
Sangue.Strilli. Morte. Sofferenza.  
BASTA!  Non più per colpa mia.